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Musica Classica e opera di Classissima

Claudio Abbado

lunedì 25 luglio 2016


Wanderer's Blog

10 aprile

FESTIVAL CASELLA: Torino alla (ri)scoperta di Alfredo Casella

Wanderer “Era ora”, “Meglio tardi che mai”, “Nemo propheta in patria”…: tutte e tre le locuzioni potrebbero andar bene. Dicono che Torino non sia “madre” particolarmente generosa con i suoi “figli”: essendo io torinese d’adozione (da più di mezzo secolo) preferisco non pronunciarmi in merito, certo è comunque che poco generosa è stata nei confronti di un suo “figlio” illustre: Alfredo Casella, che a Torino nacque il 25 luglio 1883. Una lapide posta nel centenario della nascita sulla facciata della casa natale e una viuzza in una zona periferica dove le strade sono dedicate ai musicisti (insomma più che omaggio ad personam, frutto di programmazione toponomastica) e…basta parej; una scuola media a lui intitolata non esiste più: a causa di tagli, accorpamenti, fusioni il confinante G.B.Viotti ha avuto la meglio… Le istituzioni musicali cittadine (numerose e feconde) sembrano snobbare la musica dell’illustre Torinese. Cosa in comune con il resto di Italia. Secondo Fabio Luisi: «La musica di Casella – che tra gli anni Venti e Trenta del Novecento era uno dei compositori più eseguiti, insieme a Bartók – scomparve perché ancora si muoveva nel contesto tonale. Dopo la fine della seconda guerra mondiale assistiamo ad una sorta di vera e propria controriforma. Se prima e durante la guerra erano stati ostracizzati tutti i tentativi di comporre musica che non fossero esplicitamente espressione del retaggio tonale, dagli anni di Darmstadt in poi accadde esattamente l’inverso. Ecco la controriforma post-bellica: dichiarare non moderni tutti quei compositori che non aderivano ai nuovi stilemi. In verità erano moderni quanto gli altri, ma immaginavano di far progredire la musica in una direzione diversa da quella dei contro-riformatori» (intervista su Sistema Musica). Giunge quindi opportuno questo Festival Casella: due settimane di full immersion nella musica del Compositore con conferenze, mostre e iniziative varie. Tutto è nato dall’iniziativa di Gianandrea Noseda, fervente apostolo caselliano, che ha proposto La donna serpente nella programmazione del Regio e dalla capacità organizzativa di Gaston Fournier-Facio: «Quando sono arrivato al Regio nell’ottobre 2014 c’erano solo due titoli programmati per la stagione successiva: erano l’Aida inaugurale per festeggiare la riapertura del Museo Egizio e La donna serpente di Casella. Gianandrea Noseda ha una vera e propria passione per Casella, lo ha inciso ed eseguito in tutto il mondo. Ho subito pensato che l’esecuzione di quest’opera potesse essere l’occasione ideale per riscoprire questo compositore oggi dimenticato e per dar vita a un ciclo interdisciplinare che coinvolgesse tutta la cultura cittadina. Il mio modello sono i cicli tematici che Claudio Abbado realizzò a Berlino quando era alla guida dei Berliner Philharmoniker: intorno a un tema nascevano concerti, mostre, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche. Devo essere sincero: quando ero alla Scala ho provato a realizzare progetti simili, ma a Milano non è stato possibile perché le istituzioni erano diffidenti, temevano di diventare satelliti al servizio della Scala. A Torino è stato tutto più facile: ci siamo seduti intorno a un tavolo dell’Assessorato alla Cultura e ne abbiamo parlato. E questo è solo il primo: abbiamo già programmato cicli per i prossimi quattro anni». (da Sistema Musica). Un doveroso riconoscimento alla organizzazione musicale torinese va assolutamente fatto: credo che in Italia sia un caso unico e sarebbe bene che i torinesi (soprattutto quelli DOC, piuttosto restii ad apprezzare la loro città) ne prendessero atto e ne andassero fieri. Per illustrare il Festival rimando a quanto egregiamente scrive Benedetta Saglietti: http://www.laricerca.loescher.it/arte-e-musica/1275-alfredo-casella-festival.html Per il programma: http://www.teatroregio.torino.it/festivalcasella C’è la possibilità di scaricare in .pdf l’intera programmazione. Alfredo Casella Una vera “grande abbuffata” in cui le istituzioni torinesi sembrano voler recuperare il tempo perduto. Spiace che alcuni eventi caselliani siano in concomitanza con altri appuntamenti musicali: ad es. La favola di Orfeo ha la concorrenza di Krystian Zimerman in un concerto in abbonamento (quanti saranno disposti a rinunciare a quest’ultimo per l’opera di Casella?); chissà poi perché l’OSN Rai ha programmato per le ore 19:00 (orario un po’ scomodo) il concerto monografico dedicato a Casella? Comunque non voglio essere il solito guastafeste, prendiamo tutto per buono. Solo un timore: finita la festa, tutto come prima? insomma fatta la penitenza le istituzioni musicali torneranno a peccare? Spero proprio di no! Casella merita un posto d’onore nelle normali programmazioni concertistiche e confido che questo festival sia l’occasione buona per cominciare e continuare.

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7 aprile

“Œdipus Rex” di Stravinskij in diretta su Rai 5

Stasera alle 20:20 in diretta dall’Auditorium Rai di Torino su Rai 5 Œdipus Rex di Igor Stravinskij. È il 19° concerto della Stagione OSN Rai. Dirige Juraj Valčuha. Toni Servillo alle prove con la OSN Rai Voce recitante sarà Toni Servillo. Il cast vocale: il tenore Brenden Gunnell (Edipo), il mezzosoprano Sonia Ganassi (Giocasta), il baritono Alfred Muff (Tiresia), il basso-baritono Marko Mimica (Creonte), il tenore Matteo Mezzaro (pastore). Coro Filarmonico di Brno istruito da Petr Fiala. Un momento delle prove. La serata prevede anche la Prima Sinfonia di Prokof’ev, come “aperitivo”. Alle 11:50 su Rai 5 sarà possibile rivedere una edizione dell’Œdipus Rex del 1969 con Claudio Abbado sul podio e Tatiana Troianos, Lajos Kosma fra gli interpreti.






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30 gennaio

I MASNADIERI di Verdi (Napoli,2012) su Rai 5

Domani su Rai 5 andrà in onda I masnadieri di Giuseppe Verdi nell’allestimento del Teatro San Carlo di Napoli del marzo 2012. La regia è di Gabriele Lavia e la direzione di Nicola Luisotti. Fu già trasmesso in prima serata e inoltre il video è conosciuto in quanto inserito nella raccolta Tutto Verdi uscita anche in edicola. Aquiles Machado, Lucrecia Garcia, Giacomo Prestia, Artur Rucinski nei ruoli principali. Lo spettacolo, a mio parere, è di una bruttezza indescrivibile, però si salva sul piano della esecuzione musicale, soprattutto per merito di Nicola Luisotti. Sui cantanti non mi esprimo molto poiché l’audio, da quanto ricordo, ha una ripresa ravvicinatissima, quasi tonsillare, per cui non credo che si possa giungere a una valutazione di merito in simili condizioni d’ascolto; meglio affidarsi a chi ha assistito dal vivo. http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=3881 http://www.gbopera.it/2012/04/laltra-faccia-della-lunai-masnadieri-alteatro-di-san-carlo/ (in quest’ultima nel ruolo di Francesco è altro baritono). Così Paolo Isotta scriveva su Il Corriere: I masnadieri sono Opera di rara esecuzione; adesso sono andati in scena al San Carlo di Napoli sotto la guida del nuovo direttore musicale del teatro, Nicola Luisotti, festeggiatissimo. Egli è un direttore confessato e comunicato, che sa infondere alle masse artistiche energia; possiede uno straordinario senso del ritmo; adopera, com’è giusto ma come tanti in Opere siffatte trascurano, il cimbasso; solo, gesticola un po’ troppo ed ha una mano un po’ pesante. È comunque un acquisto prezioso per il teatro, come dimostra anche la generosità nell’essersi egli messo a disposizione per sopperire alle inopinate assenze del maestro Claudio Abbado, evidentemente desideroso di dirigere solo orchestre proprie e spaventato da quella, pur ottima, del San Carlo. Così ci siamo risparmiati l’ Alexander Nievski e Ivan il terribile : e non è stata liberazione da poco. Il teatro napoletano, a prescindere dalla qualità scadente del coro, ha trovato per l’Opera una compagnia di ogni rispetto. Il tenore Aquiles Machado, il soprano Lucrecia Garcia, il baritono Artur Rucinski, il basso Giacomo Prestia, hanno fatto benissimo il loro dovere. Per la messinscena, dovuta al regista Gabriele Lavia, alla scenografa Alessandra Camera, al bozzettista Andrea Viotti, confesso di non riuscire nella lingua italiana a trovare aggettivi atti a rendere il mio sentimento di orrore ed esecrazione. Trasformati i personaggi in punkabbestia, con tanto (ovviamente) di cappotti di cuoio, luride sciarpe, cilindri e bombette in capo; il fondale una muraglia ricoperta di graffiti; la recitazione spaventosa. Occorrerebbe che i registi di prosa si limitassero a far questo, lasciando lo spazio agli specialisti, se ce ne sono ancora. © Il Corriere della Sera

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